Siamo tutti un po’ poveri di vitamina D, un ormone cresciuto di importanza negli ultimi decenni: da vitamina indispensabile per il corretto sviluppo dello scheletro (la carenza di vitamina FD era sinonimo di rachitismo) a ormone dotato di ruoli cruciali nell’attività del cuore, del cervello e del sistema immunitario.
L’allarme viene da uno studio (condotto in Lombardia dalla reumatologa Magda Scarpellini dell’ospedale Fornaroli di Magenta) su pazienti con artrosi e altre malattie reumatologiche: nove pazienti su dieci hanno livelli inadeguati di vitamina D.
Ma il problema è generalizzato. Secondo il reumatologo Silvano Adami (Università di Verona) l’insufficienza di vitamina D interessa circa il 50 per cento dei giovani nei mesi invernali; questa carenza aumenta con l’avanzare dell’età fino a interessare la quasi totalità della popolazione anziana italiana che non assume supplementi di vitamina D.
Questo vuole dire che l’apporto alimentare di vitamina D è di solito insufficiente ed è utile integrarlo.
Ma c’è anche un’altra spiegazione, come fa presente Luigi Canciani, medico di famiglia, responsabile dell’Area Prevenzione della simg, Società Italiana di Medicina Generale. “La vitamina D ha bisogno della luce solare per essere convertita in composto attivo all’interno dell’organismo. Soprattutto nelle aree di relativo benessere viviamo troppo in luoghi chiusi: lavoriamo in edifici blindati, i bambini trascorrono a scuola anche i pomeriggi e gli anziani – fascia di età ad alto rischio per il deficit di vitamina D – tendono a vivere in modo più isolato rispetto alle società rurali, trascorrendo poco tempo all’aperto”.
La vitamina D ha molteplici azioni. Il ruolo più conosciuto è favorire l’assorbimento intestinale del calcio, tanto che un deficit importante favorisce l’osteoporosi.
“Questa vitamina ha anche un ruolo di grande rilievo – aggiunge Canciani – come immunomodulatore, e in particolare tende a sopprimere l’iperattività del sistema immunitario nelle reazioni autoimmuni alla base di molte malattie, non soltanto reumatiche”.
Va ribadito che condizioni di ipovitaminosi D possono aumentare il rischio di malattie cardiovascolari, infezioni, malattie neurologiche e i tumori.
Non sono molti gli alimenti ricchi di vitamina D nella nostra dieta abituale. Piccole quantità si trovano nelle uova e nel burro. Un po’ più generosi sono alcuni pesci nordici, come aringhe, sardine, salmone. Ne abbonda l’olio di fegato di merluzzo, alimento non tra i più comunemente desiderati.
Nel caso in cui non sia possibile inserire questi alimenti nella dieta e trascorrere più tempo all’aperto, il ricorso a un integratore alimentare può costituire un valido aiuto.