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Mangiare e bere, prendere esempio dalle donne

Non sono chiari i motivi per cui la donna ha una vita media più lunga di qualche anno rispetto all’uomo; molte sono le ipotesi, e fra queste le abitudini alimentari sembrano avere un ruolo rilevante.

Come dimostrato in uno studio su una popolazione di circa cinquemila tedeschi di varia età, abitudini ed estrazione sociale (Fekete et al: Age-Specific Gender Differences in Nutrition: Results from a Population-Based Study. Health Behav & Pub Health 2012) le consuetudini alimentari vedono differenze stabili e rilevanti tra maschi e femmine.

 

È molto più diffuso fra i maschi di qualsiasi età il consumo di carni rosse, salumi, alcolici, cibi in generali dotati di connotati attribuiti simbolicamente a una maggiore virilità (intensità di sapori, abbondanza in grassi, alcolici).

Per contro la donna privilegia gli alimenti che, all’opposto, appartengono alla simbologia alimentare più delicata: frutta, verdura, cereali, yogurt, formaggi.

 

Non si tratta quindi di un cliché voluto da una visione standard che attribuisce debolezza e delicatezza alle donne. Lo studio tedesco riporta anche i dati di un’altra ricerca condotta su 20 mila studenti universitari europei: il 46% delle donne riferisce di mettere in atto provvedimenti alimentari per ridurre l’apporto di grassi, contro il 24% dei maschi.

 

Non è una sorpresa che la donna è mediamente più sensibile al proprio aspetto fisico ed è più propensa ad accettare restrizioni o adeguamenti dello stile di vita – in primo luogo alimentare – per ottenerne dei benefici estetici. Questi in molti casi coincidono con effetti favorevoli sulla salute.

Si riconosce anche un maggiore senso di responsabilità verso la salute da parte della donna, che è ancora in molti casi protagonista in famiglia nella preparazione dei cibi, nonché delle principali accortezze preventive e sanitarie.

 

Non mancano le ragioni, quindi, per comprendere il maggiore beneficio della donna in termini di longevità, e il ruolo in questo senso della corretta alimentazione.

Ciò è testimoniato anche dalla fascia di età in cui le differenze alimentari fra uomo e donna sono più evidenti: fra i 45 e i 59 anni nello studio di Fekete, ossia nell’età in cui maggiormente si cumulano gli effetti delle abitudini più indipendenti, che si assumono di solito dopo i vent’anni. Più uniforme è invece l’alimentazione negli over 60.

 

Prendere esempio dalla media femminile, anche per l’uomo, è quindi il suggerimento più efficace; lasciamo stare i cibi ritenuti più “virili”, preferendo quelli considerati più sobri e inevitabilmente più sani: frutta, verdura, condimenti delicati, cereali integrali. Controllare la propria linea e il peso non è un vezzo frivolo ma un modo di controllare anche la propria salute.

 

Per la terza età, peraltro, risulterebbe raccomandabile il consumo di cibi ritenuti in qualche modo utili per le attività cerebrali, fra cui noci e semi (ricchi di antiossidanti), i mirtilli (sono stati addirittura condotti studi in cui sembra che prevengano la malattia di Alzheimer), l’avocado (ricchi di acidi grassi sani, ossia saturi e polinsaturi) e dotati di attività favorevole sul circolo arterioso), il cioccolato nero. Molti di questi alimenti sono inoltre ricchi di omega 3 e di suoi derivati (EPA, acido eicosapentaenoico, e DHA, acido docosaesaenoico), sostanze preziose per mantenere l’integrità delle membrane cellulari e quindi per il corretto funzionamento delle cellule del sistema nervoso e di numerosi altri organi e apparati.

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