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Il caffè può migliorare l’efficienza lavorativa?

Il caffè è la bevanda più consumata al mondo, dopo l’acqua. Molti la temono, quasi nessuno vi rinuncia. Di certo si tratta di una sostanza dotata di molti composti attivi, al di là della caffeina, che interferiscono con diversi organi e apparati del nostro organismo.

Sul rapporto fra caffè e diverse funzioni sono stati fatti centinaia di studi, in parte controversi, ma che consentono di fornire alcune indicazioni generali.

In sintesi, nell’ambito di un consumo moderato (2-3-4 tazzine al giorno) non esistono rischi per l’attività del cuore. Anzi, risulterebbe un ruolo protettivo verso la degenerazione cerebrale senile, il diabete, l’asma bronchiale e alcune malattie intestinali.

Di certo la caffeina agisce sul sistema nervoso centrale – con effetti molto variabili a livello individuale – potendo indurre, nei soggetti particolarmente sensibili, piccoli disturbi: palpitazioni, ansia, insonnia. In ogni caso non migliora l’efficienza lavorativa. Sta quindi al singolo decidere – secondo buon senso – se e quanti caffè bere, ricordando che si tratta di una bevanda piacevole e priva di rischi per un consumo moderato.
Per non esagerare va ricordato che la caffeina è più abbondante nel caffè solubile rispetto all’espresso, e inoltre presente anche in alcune bevande energetiche, nel tè, nel cioccolato.

 

(fonte: O'Keefe JH et al: Effects of Habitual Coffee Consumption on Cardiometabolic Disease, Cardiovascular Health, and All-Cause Mortality. Journal of American College of Cardiology. 2013;62(12):1043-1051).

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