Vitamina D, evidenze anche su un favorevole ruolo



Sono sempre più ampie le aree di interesse per la salute della vitamina D. Nota da decenni per il suo ruolo sui processi di formazione delle ossa e di mantenimento di un’adeguata solidità scheletrica, la vitamina D ha sollevato il concreto interesse dei ricercatori anche in altri ambiti sanitari, in particolare nella fisiopatologia immunitaria e cardiovascolare.

Ma i settori di ricerca sul ruolo di questa vitamina non sono esauriti, come dimostrato da uno studio appena concluso sul rapporto fra vitamina D e prevenzione di alcune disfunzioni metaboliche responsabili del sovrappeso e dell’obesità.

Lo studio è stato condotto su animali di laboratorio, in osservanza delle convenzioni internazionali di rispetto degli animali, sottoponendo le bestiole a una dieta ipercalorica ad alto contenuto di grassi. Un altro gruppo di animali riceveva la stessa dieta ma anche dosi adeguate di vitamina D, la quale consentiva una significativa protezione contro l’aumento di peso.

Non solo: anche la misurazione di alcuni parametri nel sangue risultava più favorevole nel caso dell’aggiunta di vitamina D, come i livelli di calcio, la proteina C reattiva, alcune interleuchine infiammatorie.

Tale osservazione confermerebbe l’attività, già dimostrata precedentemente sulla vitamina D, di un’azione favorevole sul sistema immunitario e sui meccanismi infiammatori, che si esplicherebbe anche in una favorevole regolazione del metabolismo dei grassi.

Si ribadisce quindi l’importanza di questa vitamina – spesso difettosa nell’alimentazione quotidiana – in tutte le età e anche in tutte le condizioni di benessere, allo scopo di prevenire condizioni predisponenti allo sviluppo di malattie e disfunzioni anche minori.

Fonte: Gomaa AM et al: Vitamin D reduces high-fat diet induced weight gain and C-reactive protein, increases interleukin-10, and reduces CD86 and caspase-3. Pathophysiology. 2017 Mar;24(1):31-37

Vitamina D oscurata

Il calo delle ore di luce, la chiusura all’interno degli edifici comportano un rischio concreto di deficit di vitamina D. Con conseguenze non soltanto sulle ossa

Circa un anno fa un gruppo di ricercatori italiani si è trovato di fronte a un fenomeno inatteso: quasi nove pazienti su dieci tra quelli che accedono agli ambulatori di reumatologia della Asl Milano 1 presentavano livelli inadeguati di vitamina D. E nella maggior parte dei casi si trattava di un deficit importante di vitamina D (livelli nel sangue al di sotto dei 20 nanogrammi/ml)1.

La vitamina D favorisce l’assorbimento intestinale di calcio ed è quindi cruciale per la salute delle ossa e la prevenzione e cura dell’osteoporosi. Ma ha anche un ruolo di grande rilievo come immunomodulatore; come tale può risultare importante nell’artrite reumatoide, nel lupus, nella spondiloartrite, fibromialgia, vasculiti. Inoltre, evidenze sul ruolo della vitamina D riguardano anche la salute del cuore, in particolare della funzione ventricolare sinistra2 e sulla prevenzione della calcificazione delle arterie3.


Questa diffusa carenza di vitamina D è risultata in una popolazione in buone condizioni di benessere sociale e alimentare. Il problema quindi è attribuibile non soltanto a una carenza nutrizionale, ma soprattutto a una ridotta esposizione alla luce solare. Va ricordato infatti che per i 4/5 la vitamina D dell’organismo è di sintesi endogena dopo esposizione solare. Si aggiunge un altro comune problema: l’introito alimentare è avbitualmente ridotto o del tutto insufficiente, anche perché i cibi ricchi di vitamina D non sono sempre palatabili: olio di pesce, alcuni pesci grassi, fegato, tuorlo d’uovo. Oggi buona parte della popolazione, soprattutto nelle stagioni fredde, trascorre la maggior parte del tempo in ambienti chiusi (uffici, scuole, case). Anche bambini e adolescenti trascorrono sempre minor tempo all’aperto, soprattutto nelle aree cittadine.

L’adeguato apporto di vitamina D costituisce quindi una delle tipiche condizioni in cui l’integrazione con opportuni preparati è spesso indispensabile.



1Scarpellini M et al. Comunicazione congressuale. Magenta Osteoarea 2015

2Kestenbaum B, Katz R, de Boer I et al (2011) Vitamin D, parathyroid hormone, and cardiovascular events among older adults. J Am Coll Cardiol 58:1433–1441
3Watson KE, Abrolat ML, Malone LL et al (1997) Active serum vitamin D levels are inversely correlated with coronary calcification. Circulation 96:1755–1760

La stagione del calcio: latte e derivati

Nell’impossibilità di avere adeguate quantità di sole e di vitamina D, non vanno trascurati gli alimenti ricchi in calcio.

Non è ingiustificato il diffuso richiamo di attenzione che si sente fare da più fonti scientifiche sull’importanza della vitamina D.

Il deficit di questa vitamina infatti rappresenta una causa ben documentata di difettosa mineralizzazione ossea, inducendo un rischio sensibilmente aumentato di osteoporosi e fratture ossee. Non solo: il deficit di vitamina D si associa anche ad altre importanti conseguenze sulla salute, relativamente a malattie cardiovascolari, malattie respiratorie e immunologiche, persino nei tumori.1


Presa questa consapevolezza, occorre aggiungere che la scarsa esposizione al sole e all’aria – comune nelle stagioni più fredde – è la circostanza responsabile in modo determinante di questa carenza vitaminica.

La poca quantità di vitamina D che si assume con la dieta è biologicamente inattiva. Deve subire alcune trasformazioni metaboliche – la cosiddetta idrossilazione – per diventare vitamina D attiva, ossia capace di intervenire favorevolmente sulla protezione ossea e sulle altre funzioni prima citate. Una sede cruciale per i processi di attivazione della vitamina D è il tessuto sottocutaneo, dove il contatto con la luce ultravioletta induce la conversione in vitamina D attiva.

La ridotta esposizione solare nei mesi freddi è una causa cruciale di maggiore deficit di vitamina D, con ripercussioni sulla salute di variabile gravità talvolta anche molto importanti, soprattutto nelle fasce più deboli, come nell’infanzia, nella gravidanza e nella terza età.

Inoltre la produzione di vitamina C è strettamente legata ai livelli nel sangue di calcio, che devono essere normali. Del resto, una carenza di vitamina D comporta una riduzione della calcemia, aggravando i processi di protezione della matrice scheletrica.

Data l’importanza della vitamina D in favore della salute non soltanto scheletrica, nei casi di deficit o di dubbio di adeguati livelli di vitamina D nel sangue è opportuno ricorrere a integratori alimentari specifici.



1Kay-Tee Khaw et al: Serum 25-hydroxyvitamin D, mortality, and incident cardiovascular disease, respiratory disease, cancers, and fractures: a 13-y prospective population study. Am J Clin Nutr November 2014 100:1361-1370
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Adulti over 60



La maggior parte delle persone over 60 anni, oggi ha lo stesso stile di vita, gli stessi impegni e anche la stessa energia delle persone con qualche decennio di meno. Il prolungamento della vita lavorativa, gli impegni familiari e un regime di vita diffusamente più spartano impongono peraltro un’efficienza senza risparmio.

Non c’è dubbio che in questi decenni la salute è spesso florida e l’efficienza fisica e mentale molto buona. Escludiamo infatti i casi di malattia, in cui l’alimentazione segue delle regole del tutto particolari da caso a caso.

 

In generale valgono per gli anziani le stese regole indicate per tutte l’età, soprattutto la preferenza per frutta, verdura, fibre. Esistono poi raccomandazioni specifiche.

 

Innanzitutto le bevande. L’ultrasessantenne, anche sano, ha un progressivo indebolimento del senso della sete. Non basta più quindi dissetarsi quando l’organismo lo reclama; è necessario assicurare un’adeguata quantità di liquidi da bere anche se non si ha sete: un paio di litri d’acqua al giorno, o qualcosa meno se la dieta è di per sé ricca di liquidi.

 

Anche il senso di appetito potrebbe ridursi nella terza età, o quanto meno si restringono le preferenze alimentari. Questo può portare a nutrirsi in modo squilibrato, sottraendo apporti alimentari indispensabili. È opportuno pertanto che l’over 60 si renda conto di avere variato in qualche modo le proprie abitudini alimentari e, con l’aiuto del proprio medico o del proprio farmacista, trovi gli eventuali rimedi indispensabili per la protezione della propria salute.

 

Gli alimenti inoltre devono fornire adeguate quantità di ferro, di cui le maggiori fonti sono le carni rosse, i legumi (soprattutto piselli, fagioli e lenticchie), e di calcio, destinato a prevenire l’osteoporosi (latte, formaggio, yogurt ma anche sardine, broccoli e cavoli). Sempre a protezione delle ossa è opportuna l’assunzione di adeguate quantità di vitamina D, contenuta in quantità apprezzabili nelle uova, nei pesci a carne grassa (come i salmoni e le aringhe) e nel fegato; l’integrazione supplementare di questa vitamina è spesso raccomandabile, anche perché ci si espone al sole sempre meno. La vitamina D infatti viene attivata a livello della cute, proprio dai raggi ultravioletti.

 

Lo stesso vale per la vitamina A, contenuta peraltro in pochi alimenti (fegato e suoi derivati); l’eccesso di vitamina A alimentare potrebbe essere nociva in termini di aumento del rischio fratturativo osseo: l’apporto corretto di questa vitamina è quindi ottenibile più agevolmente con l’assunzione mediante appositi integratori.

 

Ridurre in generale l’assunzione di sale e di alimenti salati è un’altra misura raccomandabile.

Estate: facciamo il pieno di vitamina D?



L’esposizione ai raggi solari aumenta la sintesi di vitamina D, sostanza molto importante della quale siamo spesso carenti. Ma basta l’estate per farne rifornimento?

Da tempo nota per la sua attività a livello osseo, la vitamina D è stata di recente oggetto di diversi studi che ne hanno dimostrato la fondamentale importanza in molti altri distretti dell’organismo.
La particolarità di questa vitamina è che l’esposizione ai raggi solari risulta essenziale per la sua attivazione. Circa l’80% del fabbisogno di vitamina D è assicurato dall’irradiazione solare, mentre il restante 20% viene garantito dall’alimentazione. La carenza di vitamina D è una condizione piuttosto diffusa, che interessa gran parte della popolazione.

Durante l’estate, la possibilità di trascorrere al sole una parte della giornata dovrebbe rappresentare un fattore sufficiente per risolvere la carenza di vitamina D e ridurre drasticamente il numero di persone che ne sono interessate.
Ma siamo proprio sicuri che basti l’estate per riportare i livelli di questa vitamina alle condizioni ottimali?
In effetti, per essere certi che il sole aiuti il nostro organismo ad immagazzinare importanti riserve di questa vitamina, è opportuno mettere in pratica alcuni importanti accorgimenti.
Alle nostre latitudini, nel periodo estivo, i massimi risultati si avranno con un’esposizione nelle ore centrali della giornata, ovvero in un arco temporale che va, a grandi linee, dalle 10 alle 15. Se in questa finestra della giornata si espongono al sole, anche solo per 20 - 30 minuti, braccia, viso e gambe, il rifornimento di vitamina D è assicurato. Per chi ha la fortuna di passare l’estate al mare, si tratta di un gioco da ragazzi. Attenzione però che le creme solari, che giustamente si utilizzano per evitare i danni delle radiazioni alla pelle durante l’esposizione al sole, agiscono da barriera. Sembra che siano sufficienti prodotti con un fattore di protezione solare (SPF) superiore a 8 per bloccare la produzione di vitamina D.

In città, invece, subentrano alcuni elementi di disturbo che, talvolta, impediscono la giusta quota di esposizione.
Anzitutto, l’aria condizionata. L’indubbio sollievo che si prova quando ci si ripara dall’afa in ambienti chiusi e climatizzati presenta come contropartita quella di ridurre drasticamente il tempo trascorso alla luce diretta del sole.
Gli ambienti chiusi sono sfavorevoli alla produzione di vitamina D, anche qualora presentino ampie vetrate. La luce irradiata attraverso i vetri è del tutto inattiva, dato che i raggi vengono filtrati.
A ben vedere, quindi, non è detto che l’estate porti con sé quel pieno di vitamina D che ci aspetteremmo dalla bella stagione. Risulta quindi opportuno, anche in questo periodo dell’anno, seguire regimi alimentari che ne garantiscano un adeguato apporto quotidiano.
Semi oleosi, pesce e uova sono tra gli alimenti più ricchi di vitamina D.
E quando la dieta non è sufficientemente varia e completa, è bene valutare con il proprio medico o con il farmacista la possibilità di integrare questa importante vitamina, utilizzando integratori formulati per garantire l’assunzione quotidiana completa e bilanciata di vitamine e minerali.

 

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