Nutrizione: la giusta formula



Per garantire i massimi benefici al nostro organismo la nostra alimentazione dovrebbe essere ricca in fibre e comprendere ogni giorno:

  • tre o più porzioni di cereali integrali
  • calcio
  • Vitamina D e B12
  • cinque o più porzioni di vegetali scelti tra frutta e verdura
  • prodotti caseari
  • due o più porzioni di proteine contenute in carni, pesci, legumi, uova e latticini

È importante inoltre limitare il consumo di grassi saturi a favore dei grassi polinsaturi e rispettare l’apporto calorico adeguato alle esigenze specifiche di ciascuno.

L'integrazione multivitaminica e multiminerale: un aiuto importante



E’ importante verificare le proprie abitudini alimentari e conoscere i problemi che possono derivare quando queste non sono adeguate, per poterle correggere tempestivamente.

Gli integratori multivitaminici e multiminerali, completi e a dosaggi bilanciati, possono rappresentare un valido aiuto per far fronte a carenze nutrizionali, soprattutto in alcune fasi della vita.


In particolare, dopo i 50 anni, i fabbisogni nutrizionali cambiano e si innalza il rischio di carenze di alcune Vitamine e minerali.

In uno studio clinico1 americano più di 7.000 medici ultracinquantenni hanno assunto per 12 anni un integratore multivitaminico e multiminerale.

Le evidenze emerse da questo studio dimostrano che l’assunzione quotidiana e prolungata nel tempo di un integratore multivitaminico e multiminerale completo e di qualità non comporta rischi per la salute e, insieme a un’alimentazione corretta e uno stile di vita sano, aiuta a promuovere un buono stato di salute e un invecchiamento sano.

Per curare la propria salute nelle varie fasi della vita occorre quindi valutare le proprie abitudini alimentari e il proprio stile di vita, parlarne con il medico di famiglia o con il farmacista di fiducia, che sapranno indicare come correggere eventuali errori e consigliare gli integratori più adatti, a seconda dell’età e del genere.



1 Gaziano JM, Sesso HD, Christen WG, Bubes V, Smith JP, MacFadyen J, Schvartz M, Manson Je, Glynn RJ, Burin JE. Multivitamins in the prevention of cancer in men: the Physicians’ Health Study II randomized controlled trial. JAMA, 2012 Nov

Cibo e cuore



Il cuore e le arterie costituiscono forse l’apparato che più risente degli effetti di una corretta alimentazione. Il fenomeno aterosclerotico, che può riguardare qualsiasi distretto arterioso, è condizionato in misura rilevante da ciò che si mangia. Infarto, ictus, arteriopatia periferica sono considerevolmente meno frequenti nelle persone che - a parità di altri fattori di rischio (fumo, sedentarietà, diabete, familiarità) - hanno abitudini alimentari corrette.

Poche aree di ricerca sono ricche di studi e documentazioni come quella della prevenzione cardiovascolare.


Le ultime raccomandazioni delle due maggiori società scientifiche cardiologiche mondiali (American Heart Association e American College of Cardiology, 2013) danno indicazioni precise, che riportiamo solo nei termini generali*: privilegiare il consumo di frutta, verdura e cereali integrali (cereali per la colazione, pane e cracker integrali, riso integrale, pasta integrale, orzo integrale, bulgur, quinoa, orzo perlato) consumare prodotti a basso contenuto lipidico o con prevalenza di acidi grassi polinsaturi: pesce (ricco di omega 3), legumi, pollame, olio di oliva, noci e mandorle adattare questo schema alimentare alle proprie esigenze in fatto di calorie, presenza di comorbidità (per esempio diabete o ipertensione) ma anche di preferenze personali e culturali le calorie derivate dai grassi saturi non devono superare il 5-6%

Non si tratta, come si vede, di raccomandazioni sorprendenti, ma legate ai criteri fondamentali, più volte ribaditi, di privilegiare frutta e verdura, consumare pochi grassi saturi, limitare in generale la quantità di cibi.

Eppure le malattie cardiovascolari sono ancora la prima causa di morbilità e mortalità, e una grossa parte di prevenzione potrebbe essere offerta da abitudini alimentari più corrette, tanto più se abbinate ai noti stili di vita, come l’attività fisica, l’astensione dal fumo, il calo ponderale.

Una particolare nota va dedicata agli omega 3, di cui sono ricchi quasi tutti i pesci, ma anche spinaci, cavolo, olio d’oliva. Gli acidi grassi del gruppo omega 3 (l'acido alfa-linolenico, ALA; acido eicosapentaenoico, EPA; acido docosaesaenoico, DHA) hanno un impatto favorevole sui livelli lipidemici e pertanto riducono il rischio cardiovascolare.

Gli omega 3 sono sintetizzati dall’organismo in minime quantità: è pertanto molto opportuno il ricorso a integratori alimentari.



* 2013 AHA/ACC Guideline on Lifestyle Management to Reduce Cardiovascular Risk. Circulation, 2013

Fegato grasso e carenza di vitamina D



La steatosi epatica, chiamata anche “fegato grasso”, è una condizione molto diffusa e spesso nascosta. La si scopre, magari inaspettatamente, sottoponendosi ad esami diagnostici come l’ecografia addominale. Ne esistono due tipologie: quella tipica dei forti bevitori e quella denominata non alcolica, determinata per lo più da non corrette abitudini alimentari. Tra queste, le diete ricche di grassi o quelle che prevedano un eccesso di carboidrati. Ne sono maggiormente colpiti i soggetti con problemi di obesità, ma anche le persone che, spesso inconsapevoli, sono in quella condizione denominata prediabete, ovvero iniziano a sviluppare insulino-resistenza, sempre a causa delle cattive abitudini alimentari che accompagnano le loro giornate.

Il fegato grasso è quindi un problema diffuso e sottovalutato, in grado di aumentare alcuni fattori di rischio come quelli per l’infiammazione cronica del fegato (steatoepatite) e la cirrosi epatica. Se è vero che si tratta di una condizione molto diffusa (alcuni dati parlano del 20% della popolazione), la buona notizia è che la steatosi epatica è reversibile: occorre però modificare le proprie abitudini alimentari. Per chi eccede con alcuni cibi, in particolare zuccheri semplici, carboidrati raffinati, cibi industriali altamente idrogenati, alcool, burro e via dicendo, le regole da seguire prevedono di ridurre questi alimenti a favore di cibi ad elevato contenuto di fibre e con un basso contenuto di grassi saturi. Consultandosi con il proprio medico, potrebbe tornare utile a chi è soggetto a fegato grasso l’assunzione di integratori a base di omega 3, antiossidanti e vitamine come la E, la C e la D. In particolare, i ricercatori coreani del Department of Family Medicine, del Seoul National University Hospital hanno riscontrato una deficienza significativa di vitamina D negli individui con fegato grasso. Non è ancora del tutto chiaro il nesso tra questa carenza e lo sviluppo della steatosi epatica, ma sembra che essa sia attribuibile ad una carenza ormonale che sarebbe contrastata dall’assunzione di vitamina D. Un’alimentazione bilanciata è sempre la cosa da preferire. Ne è la prova che chi à segue un regime corretto, come quello rappresentato dalla dieta mediterranea, difficilmente va incontro alla condizione del fegato grasso e alle molte malattie metaboliche che affliggono la nostra società.

 

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