Le buone e le cattive abitudini



Il nostro è il Paese della dieta mediterranea e del mangiare bene. Eppure, spesso non siamo pienamente consapevoli di come l'alimentazione possa svolgere un ruolo chiave per la salute e le nostre abitudini a tavola non sempre sono così virtuose. Secondo una recente indagine curata dall’istituto di ricerca GfK Eurisko, solo il 15% della popolazione italiana riesce a mangiare la quantità adeguata di frutta e verdura tutti i giorni e la maggioranza degli intervistati ignora quali siano gli apporti ottimali raccomandati.



Per assicurarsi di introdurre quotidianamente nella nostra alimentazione tutti quei nutrienti che sono indispensabili per la salute è utile ricordare che ogni pasto dovrebbe essere completo e prevedere una porzione di riso /pasta/ orzo o altro cereale (meglio se integrale), accompagnato da contorno di verdure e una porzione di carne, pesce, uova o formaggi. Un valido aiuto può essere rappresentato da spuntini con frutta fresca e/o yoghurt, anche due volte al giorno, da preferire a snacks industriali e bibite zuccherate.

Le carenze nutrizionali: un rischio da non correre



Indagini svolte sulla popolazione italiana hanno evidenziato che il nostro stile di vita e la nostra alimentazione possono non rispondere correttamente alle esigenze del nostro organismo, privandolo di nutrienti essenziali al mantenimento di una buona salute.

Tra tutti i nutrienti che assumiamo con la dieta, alcuni sono definiti essenziali, perché il nostro organismo non è in grado di produrli.
Fra questi vi sono le Vitamine e i minerali e alcuni grassi polinsaturi.
Questi nutrienti sono tra le sostanze fondamentali per il nostro organismo: occorre prestare maggiore attenzione alla loro assunzione per prevenire il rischio di carenze nutrizionali.

Le carenze nutrizionali possono avere conseguenze anche gravi e aumentare il rischio di malattie croniche, quali ad esempio: ipertensione, osteoporosi, malattie cardiovascolari e diabete.

L'integrazione multivitaminica e multiminerale: un aiuto importante



E’ importante verificare le proprie abitudini alimentari e conoscere i problemi che possono derivare quando queste non sono adeguate, per poterle correggere tempestivamente.

Gli integratori multivitaminici e multiminerali, completi e a dosaggi bilanciati, possono rappresentare un valido aiuto per far fronte a carenze nutrizionali, soprattutto in alcune fasi della vita.


In particolare, dopo i 50 anni, i fabbisogni nutrizionali cambiano e si innalza il rischio di carenze di alcune Vitamine e minerali.

In uno studio clinico1 americano più di 7.000 medici ultracinquantenni hanno assunto per 12 anni un integratore multivitaminico e multiminerale.

Le evidenze emerse da questo studio dimostrano che l’assunzione quotidiana e prolungata nel tempo di un integratore multivitaminico e multiminerale completo e di qualità non comporta rischi per la salute e, insieme a un’alimentazione corretta e uno stile di vita sano, aiuta a promuovere un buono stato di salute e un invecchiamento sano.

Per curare la propria salute nelle varie fasi della vita occorre quindi valutare le proprie abitudini alimentari e il proprio stile di vita, parlarne con il medico di famiglia o con il farmacista di fiducia, che sapranno indicare come correggere eventuali errori e consigliare gli integratori più adatti, a seconda dell’età e del genere.



1 Gaziano JM, Sesso HD, Christen WG, Bubes V, Smith JP, MacFadyen J, Schvartz M, Manson Je, Glynn RJ, Burin JE. Multivitamins in the prevention of cancer in men: the Physicians’ Health Study II randomized controlled trial. JAMA, 2012 Nov

Adulti, uomo e donna



Sui consigli pratici per la corretta alimentazione dell’adulto si può scrivere un intero trattato enciclopedico. Del resto, è stato già fatto. La cosa più difficile per un professionista della salute è di dare poche e sintetiche raccomandazioni che risultino efficaci e facilmente applicabili.

Eccole, tenendo conto in particolare le esigenze di vita intensa, stressante ed esigente della maggior parte degli adulti.


Regolarità – L’alimentazione non è soltanto masticazione e digestione: richiede regolarità, orari consueti, rispetto di tutti i tre pasti, tempo adeguato per consumare con calma e completezza.

Moderazione ed equilibrio – Pochi sono gli alimenti proibiti da escludere, pochi quelli eletti da rendere unicamente prioritari. Non esistono cibi cattivi e cibi buoni, ma buone o cattive diete. L’importante è un’equa distribuzione di nutrienti in funzione delle proprie necessità, abitudini e anche dei propri gusti. Mangiare è un piacere e una gratificazione che non può essere vissuta con sentimenti autopunitivi.

Varietà – Abbiamo bisogno di un’ampia varietà di alimenti, allo scopo di ricevere la maggior parte di nutrienti necessari per la salute. Alcuni studi hanno messo in correlazione la varietà alimentare con una maggiore probabilità di longevità. Frutta, verdura, legumi, cereali, carni, pesce, olio dovrebbero fare parte abituale della tavola. Un’alimentazione concentrata su pochi alimenti è difficilmente sana. Il rifiuto di ampie categorie alimentari (come nei vegetariani o vegani) è rispettabile, ma da seguire con attenzione e, se necessario, completare con opportuni integratori.

Frutta e verdura – Non lo si è ancora ripetuto abbastanza: ogni giorno bisogna consumare, in media, cinque porzioni di frutta e verdura. Non vale mangiarne trentacinque un giorno e poi dedicarsi a wurstel patatine, ma è normale prevedere un consumo di frutta e verdura quotidiano ed equilibrato. Queste due categorie di alimenti fondamentali migliorano la prospettiva di vita, contribuendo a ridurre il rischio di malattie cardiovascolari, tumorali, metaboliche, immunitarie e molte altre.

Carboidrati complessi – Sono quelli contenuti nei legumi, fagioli, cereali e derivati (pane, riso, orzo, farro, mais, segale), nonché – ancora – in molta frutta e verdura. Forniscono un rilascio di energia più lento rispetto ai carboidrati semplici, migliorando quindi il metabolismo glucidico, e riducono più precocemente il senso di appetito. Sono inoltre ricchi di fibre, altro elemento utile per una alimentazione sana.

Grassi con moderazione – I grassi fanno parte di una regolare e completa alimentazione: non vanno quindi banditi. Inoltre i grassi polinsaturi, se non consumati in eccesso, sono anche utili per la salute e talvolta indispensabili per funzioni biologiche fondamentali. Molti grassi forniscono fonte energetica e consentono l’assorbimento e l’utilizzo delle vitamine liposolubili (A,D E e K). Forniscono acidi grassi essenziali che l’organismo non può produrre autonomamente, come i famosi omega 3 (acido alfaniloleico, ALA; acido eicosapentaenoico, EPA; acido docosaesaenoico, DHA).

Sale con moderazione – Il cloruro di sodio, presente in svariati alimenti, interviene nella funzione omeostatica pressoché di tutte le cellule dell’organismo, oltre a condizionare la pressione arteriosa. Alcune persone sono particolarmente sensibili, in termini di pressione arteriosa, alla quantità di sodio nella dieta. Il sale non va abolito sacrificato ma ne va sconsigliato l’eccesso.

Bere molto – Occorre bere almeno un litro e mezzo al giorno; di più in caso di ambiente caldo (anche in interni durante l’inverno) o di attività intensa. L’acqua è la migliore fonte di idratazione. Seguono le spremute, i centrifugati e i succhi di frutta naturali.

Integrazione – Nonostante l’eccesso alimentare cui andiamo abitualmente incontro, il nostro organismo risulta spesso privo di elementi indispensabili, soprattutto minerali e vitamine. Al di fuori dei regimi alimentari realmente completi, il rischio di carenze nutrizionali rilevanti è sempre presente e può essere corretto con adeguati integratori. La scelta, anche in questo caso, va fatta con attenzione e demandata possibilmente a un professionista della salute (farmacista, medico di fiducia, nutrizionista).

Vampate in menopausa, i benefici di sali, vitamine e omega 3


I sintomi si riducono analogamente a quanto succede con prodotti specificatamente utilizzati per questo comune disturbo.


Il problema delle vampate in menopausa è considerato in modo variabile. Gli specialisti si ostinano, giustamente, a ribadirne l'innocuità e la transitorietà, cercando di tranquillizzare la donna che si tratta di un fenomeno parafisiologico destinato a risoluzione spontanea. La donna, dal canto suo, vive questo disturbo spesso in modo molto sofferto, con la pretesa - anche questa più che giustificata – di risolverlo e di ripristinare una condizione di normalità soggettiva.

Dopo la tendenza ad abbandonare il trattamento farmacologico ormonale per il controllo dei disturbi della menopausa, maggiori attenzioni vengono dedicate a rimedi ormono-simili non farmacologici. In molti casi, peraltro, si è osservato che una normale presenza di calcio, vitamine A e D, sali minerali (manganese, magnesio) e omega 3 consentono un buon controllo dei disturbi vasomotori tipici del climaterio. Dopo quattro mesi di trattamento sostitutivo con questi elementi, le vampate anche di grave entità risultano compensate allo stesso modo di un trattamento continuativo a base di isoflavoni della soia, ossia di sostanze comunemente impiegate per questo problema. «Il vantaggio degli omega 3 sulla protezione cardiovascolare è ormai indiscussa», spiega Fabio Parazzini, professore di ostetricia e ginecologia all'Università di Milano. «Più complesso è spiegare il ruolo di questi composti sul noto fenomeno delle vampate, forse mediato dall'azione degli omega 3 sulla funzione endoteliale, un meccanismo alla base di molti disturbi della circolazione, soprattutto di quella coronarica (cuore) e di quella cerebrale, ma anche del circolo periferico maggiormente interessato dai fenomeni collaterali della menopausa». «L'importante comunque – precisa Parazzini – è rispettare il criterio della saggezza alimentare: la completezza di tutti i nutrienti più sani partecipa in modo determinante non soltanto alla longevità della donna ma anche al controllo di molti disturbi quotidiani legati alla menopausa».
I disturbi periclimaterici sono dovuti a una modificazione piuttosto brusca dell'equilibrio ormonale della donna. La presenza di un substrato adeguato, ossia di adeguati livelli di sali, vitamine, omega 3, comporta una generale condizione di benessere che permette di attenuare anche in misura considerevole disturbi parafisiologici come quelli della menopausa. Tale osservazione richiama quindi l'attenzione sul valore di una alimentazione sana e sul regolare apporto – se necessario con l'aggiunta di un integratore alimentare multivitaminico minerale – di tutti quei nutrienti fondamentali per un corretto equilibrio di salute.

Fonte: Placios S et al: Omega-3 versus isoflavones in the control of vasomotor symptoms in postmenopausal women. Gynecol Endocrinology, maggio 2017.

L'alimentazione in caso di influenza



Poco appetito, difficoltà digestive, spesso diarrea e vomito. Quando si contrae l’influenza, il nostro organismo avrebbe bisogno di nutrirsi al meglio per combattere il virus. Tuttavia, subentrano una serie di sintomi e condizioni che ci rendono difficile un approccio al cibo corretto. Come fare? Dobbiamo sforzarci nel mangiare o, al contrario, seguire il segnale dell’inappetenza che ci invia il nostro organismo e tenere i cibi alla larga?La prima attenzione che dobbiamo avere è quella di una corretta idratazione. Bere molto per evitare la disidratazione, quando si è a letto con l’influenza, è una regola alla quale attenersi senza indugi.

In questo periodo, infatti, aumenta la sudorazione, mentre dissenteria e vomito giocano anch’essi un pericoloso ruolo nel ridurre le riserve di liquidi dell’organismo. E con i liquidi, purtroppo, se ne vanno anche i sali minerali, provocando una carenza di elementi che svolgono un ruolo fondamentale per il nostro organismo.
Sono da preferire alimenti che contengono acqua, come brodi, zuppe e minestre. Questi piatti, infatti, sono più facili da digerire e apportano, insieme ai nutrienti che contengono, grandi quantità di liquidi. Aglio, cipolla e zenzero addizionati alle zuppe, forniscono un grande aiuto nel ridurre i sintomi del raffreddore e nell’aumentare le difese immunitarie. In particolare, l’allicina, molecola che conferisce all’aglio il suo caratteristico odore, è un potente antisettico, ovvero agisce contro batteri e virus contrastandone la proliferazione. Anche la cipolla contiene allicina, ma la sua azione contro l’influenza sembra dovuta soprattutto ai flavonoidi in grado di ridurre i processi infiammatori. Inoltre, lo zolfo e il selenio, contenuti in grandi quantità nelle cipolle, favoriscono le difese immunitarie e combattono i radicali liberi. Discorso a parte merita lo zenzero, che può anche essere assunto in forma di decotto e vanta importanti proprietà contro il mal di gola, la nausea e la cattiva digestione.
Da evitare, invece, tutto ciò che rallenta e complica i processi digestivi. La carne rossa, per esempio, va ridotta durante l’influenza, al pari dei formaggi stagionati, dei dolciumi, dei cibi fritti e degli snack industriali.
Più controverso il ruolo del latte. Se uno dei classici rimedi della nonna ci indica di bere una tazza di latte caldo addizionata di rum e miele prima di andare a dormire, alcune correnti di pensiero ne sconsigliano l’uso nel periodo dell’influenza e della convalescenza perché potrebbe incrementare la formazione di muco a livello dell’apparato respiratorio. In effetti, se si considera quanti di noi sono, a vario titolo, intolleranti al lattosio, una buona abitudine nel periodo influenzale potrebbe essere di sostituire il latte con alternative vegetali, se non altro per evitare gli effetti a livello intestinale che chi è intollerante al lattosio conosce bene. Assumere un integratore alimentare multivitamico multiminerale è molto utile durante l’influenza e per tutto il periodo della convalescenza, in quanto le vitamine e i minerali che compongono le formulazioni dei migliori integratori in commercio aiutano le nostre difese e sono fondamentali per il corretto funzionamento delle cellule.

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Alimentazione e prevenzione oncologica



Alimentazione e prevenzione oncologica: un’associazione sempre più forte e sentita, che rende l’abitudine del mangiare sano un impegno particolarmente responsabile, ben oltre il semplice bisogno. Non solo: oggi l’oncologia chiede un sostanziale aiuto agli esperti di nutrizione, alla ricerca delle migliori diete capaci di sostenere una terapia antitumorale e partecipare alle migliori prospettive di prognosi. Non hanno dubbi gli oncologi dell’ospedale San Paolo di Milano che hanno appena pubblicato uno studio sui rapporti fra alimentazione e immunoterapia oncologica1. Una corretta terapia, affermano i ricercatori milanesi, può avere un importante impatto sul sistema immunitario, anche attraverso la regolazione del microbiota intestinale, ossia quel complesso microbatterico che alberga normalmente nell’intestino, con importanti funzioni di regolazione anche di tipo immunologico.

I ricercatori non mancano di ammonire alcune estreme diete vegane: se da un lato l’alimentazione vegetariana offre sicuri vantaggi per la salute, dall’altro certe scelte particolarmente restrittive comportano la deleteria privazione di nutrienti fondamentali, come vitamina B12, zinco, ferro, acidi grassi polinsaturi. In questi casi diventa “necessario ricorrere a supplementazione per evitare seri problemi di salute”. Sono ormai chiare le evidenze sulle proprietà antitumorali degli antiossidanti, presenti in molti frutti, vegetali, cereali, olio d’oliva e in molti nutrienti inclusi negli integratori. Gli antiossidanti favorirebbero l’apoptosi delle cellule tumorali iniziali, ossia la loro autoestinzione prima che si replichino in numero eccessivo. Un consumo regolare di antiossidanti può aiutare a prevenire il tumore di diversi organi (prostata, mammella, utero, cervello, pancreas, cute, polmone, ovaio, vescica). “L’integrazione alimentare con antiossidanti, nonché minerali, vitamine, composti fenolici - concludono gli oncologi di questo studio - contribuisce al mantenimento di un desiderabile equilibrio ossidativo con chiari benefici per la salute, che vanno al di là della basica funzione nutrizionale”.

1 Soldati L et al: The influence of diet on anti‑cancer immune responsiveness. J Transl Med (2018) 16:75

Ginko biloba e sindrome metabolica



I giapponesi considerano il ginko biloba un albero sacro. Da secoli ne ornano le vicinanze dei templi, che proteggerebbero la longevità di questi alberi (noti da millenni e dalla vita lunghissima) nonché le proprietà terapeutiche delle foglie, utilizzate da secoli nella medicina orientale. Anche la medicina occidentale ha posto una crescente attenzione alle foglie di ginko biloba, in particolare dopo il riconoscimento dell’elevato contenuto di flavonoidi, noti per le benefiche proprietà antiossidanti. Al ginko biloba vengono quindi attribuite svariate proprietà terapeutiche, molte delle quali ancora prive di rigoroso riscontro scientifico.

Ha suscitato quindi grande interesse lo studio da poco pubblicato sulla letteratura scientifica internazionale sugli estratti di ginko biloba nella sindrome metabolica, una diffusa condizione caratterizzata da un disordine di alcune funzioni che regolano la produzione di zuccheri e grassi nell’organismo: si accompagna a sovrappeso o obesità, soprattutto addominale, intolleranza al glucosio che può sconfinare nel diabete, ipertensione arteriosa. Si tratta quindi di un problema di salute molto diffuso, in particolare dalla mezza età in su, considerato spesso semplicisticamente come un disturbo estetico, ma che in realtà costituisce un fattore di rischio molto importante per la salute. Giustamente la sindrome metabolica viene trattata farmacologicamente con prodotti diversi che agiscono sul metabolismo lipidico, su quello degli zuccheri e sulla pressione arteriosa. Gli autori di questo studio hanno dimostrato che gli estratti di ginko biloba svolgono un’azione di diretta efficacia su tutti i parametri considerati. Riducono diversi marcatori infiammatori, i livelli di insulina, l’indice di adiposità viscerale; riducono i livelli di emoglobina glicosilata, un indice attendibile dei livelli medici di glicemia. Riducono soprattutto l’indice di massa corporea, la circonferenza addominale, la pressione diastolica e altri parametri che determinano il rischio di infarto e ictus. È il primo studio, condotto con rigore scientifico e controllo placebo, che valuta l’effetto del ginko biloba - esattamente estratto e dosato, somministrato continuativamente per 90 giorni - sulla sindrome metabolica. Questi risultati suggeriscono pertanto un consumo di tale nutriente nelle condizioni anche sfumate di sindrome metabolica, purché la qualità e il dosaggio del ginko biloba siano garantiti, come può essere assicurato soltanto da integratori di sicura produzione, evitando i numerosi prodotti scarsamente certificati, i quali contengono spesso estratti di qualità e contenuto inaffidabile.

Aziz TA et al: Efficacy and safety of Ginkgo biloba extract as an “add-on” treatment to metformin for patients with metabolic syndrome: a pilot clinical study. Therapeutics and Clinical Risk Management 2018:14 1219–1226.

Pesce nell’infanzia, un grande benefico neurologico



È la mamma la prima garante della salute del suo bambino, prima ancora della sua nascita. La corretta alimentazione della donna durante la gravidanza è infatti cruciale per garantire una buona salute del bambino per i primi anni di età. È abituale che le donne in gravidanza considerino con maggiore attenzione la propria alimentazione; ma queste cautele vanno bel oltre una ordinaria precauzione, e dovrebbero diventare una precisa determinazione destinata a preparare la vita iniziale del nascituro con le migliori prospettive di salute. Per esempio viene raccomandato alle donne gravide di assumere le dovute quantità di acidi grassi polinsaturi (DHA, acido docosaesaenoico, e omega-3). Questo può essere consentito dal consumo di pesce almeno due volte alla settimana, o in alternativa da DHA e omega-3 assunti mediante integratori.

Durante il periodo embrionale il feto utilizza infatti questi acidi grassi fondamentali per la formazione delle membrane nervose e quindi per la funzionalità nel sistema nervoso centrale. Ma anche dopo la nascita il processo di sviluppo neurologico non si è esaurito: gli acidi grassi a lunga catena e in particolare il DHA hanno un ruolo essenziale nello sviluppo neurologico, modulando la fluidità delle membrane neuronali e quindi la trasmissione nervosa. Lo stesso avviene anche nelle cellule retiniche, migliorando le funzioni visive. Il DHA comincia ad accumularsi nel sistema nervoso centrale e nella retina durante l'ultimo trimestre di gravidanza e prosegue nei successivi 24 mesi dalla nascita. Si tratta quindi di un periodo prolungato e molto importante per le funzioni neurovisive, meritevoli pertanto dell’assunzione di notevoli quantità di questa sostanza, spesso insufficiente nella dieta di tutti i giorni. Non va dimenticato che l’allattamento, in una donna che si alimenta correttamente, completa il dovuto trasferimento di acidi grassi polinsaturi dalla madre al bambino. La presenza di adeguati livelli di DHA agevola il raggiungimento delle tappe di sviluppo neurocognitivo del neonato e del lattante. Inoltre i bambini che consumano pesce due volte a settimana (o l’equivalente in integratori) hanno minore probabilità di problemi emozionali e comportamentali rispetto agli altri bambini1.

Gispert-Llaurado M et al: Fish consumption in mid-childhood and its relationship to neuropsychological outcomes measured in 7-9 year old children using a NUTRIMENTHE neuropsychological battery. Clinical Nutrition 2016 Dec;35(6):1301-1307.

 

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